Il piano di fondazione di Verona Romana

Il piano di fondazione di Verona Romana

Il piano di fondazione di Verona Romana

 

Autore

Umberto Grancelli

Titolo

Il piano di fondazione di Verona Romana

Argomento

Origini esoteriche e religiose di una città.

Anno

2006

Numero di Pagine

195

Prezzo

18 €

Umberto Grancelli ne Il Piano di fondazione di Verona romana svela il volto dimenticato e sconosciuto di una città magica, espressa dalle proprie misure sacre, dagli antichi riti, dagli allineamenti astronomici, ma, soprattutto, lasciando che le pietre stesse ci parlino, oltre le scontate geometrie legate al cardo e al decumano, sebbene la forma reticolare colpisca al primo sguardo e le strade principali seguano gli assi cartesiani dove l’organismo cittadino ordinario troverà la sua forma palese. Spingendosi più in profondità, una geometria occulta ci è allora lentamente svelata, concepita per restare immutata nei secoli, così che nessuno ha potuto scalfirla, tenendosi sottotraccia e mantenendo l’equilibrio dell’eterna tensione del cerchio e del quadrato. La parte “razionale”, lineare e allineata della Verona romana, è quella sviluppatasi dentro l’ansa protettiva dell’Adige, così che la città conosciuta e quella sconosciuta convivono: una dentro l’ansa, disposta a reticolo e l’altra, quella sacra, che è connessa alle forze delle origini e trova la sua sede sul colle di S. Pietro, dov’è il “palatium” del potere, il luogo della forza spirituale, dove il cielo comunica con la terra. Attraverso punti riconducibili ad un disegno mandalico, ripresi successivamente anche da templi cristiani, Verona, come ogni altra “Città antica”, ci appare composta non solo di assi reticolati, ma anche di cerchi e di allineamenti tuttora rintracciabili e fissati sul “cammino” annuale del sole. Lentamente, ci è svelata una città incantata, in cui è vivo l’eco dell’incontro fra la sapienza dell’oriente e quella dell’occidente. Si tratta sempre della città come luogo fondato su principi eterni e trascendenti, frutto di conoscenze immemorabili, per lo più a noi sconosciute, secondo l’incessante alternarsi della luce e del buio, del solare e del sotterraneo. Il colle di San Pietro con i suoi pozzi e le sue cavità, con il teatro ai suoi piedi, è la montagna sacra cui tutta la città si volge; forse à qui che si tracciò il pomerio, come nella fondazione di Roma (segnato da un fulmine inviato dalla divinità più alta), con l’aratro mosso da due buoi, uno di manto bianco e l’altro nero; un aratro a versoio, che in qualche museo dell’Etruria è ancora possibile vedere, con l’ala di bronzo che permetteva alla zolla mossa di essere capovolta, in maniera che il sotto diventasse il sopra e viceversa. Liturgie rituali e tradizionali erano indispensabili per creare la città antica, secondo gesti compiuti non solo per delimitare, ma anche per orientarne la fondazione nel senso del cammino annuale del sole e verso le stelle o le costellazioni, che da sempre, peraltro, hanno determinato gli atti umani fondamentali. Non esiste cattedrale che non abbia il suo zodiaco e non fanno eccezione le principali chiese di Verona, la Basilica di San Zeno e il Duomo, che conservano pareti istoriate con queste dodici figure. Le stesse cattedrali sono la continuazione medioevale di questo sapere arcano, come Fulcanelli ha ricostruito nel suo Mistero delle Cattedrali. Vivere, morire e rinascere; la morte è effettivamente un passaggio, un cambiamento di stato. Analogicamente, anche ogni città ha una sua individualità, è una creatura, un organismo che nasce e muta in un costante divenire. Il colle di S. Pietro era l’acropoli veronese, dove più alto sorgeva il tempio dedicato al dio Giano, che chiudeva e apriva ogni ciclo; due facce opposte di una divinità indivisibile che incarna il mistero dell’uomo come unità viva e creatrice, composta di aspetti contrastanti e complementari, che si influenzano vicendevolmente. Non a caso Ops Consiva è la paredra di Saturno, ma anche consorte di Giano, ed è una divinità femminile preposta alla fertilità, alle acque sorgive e feconde, ai granai e alla conservazione del farro, base alimentare dei romani, grano particolare selezionatosi nel Lazio e legato anch’esso ai misteri del pane, alla morte e alla resurrezione. Già gli egizi solevano ricoprire il dio dei morti Osiride di cariossidi e farle germinare, perchè il grano deve trasformarsi fino a morire e, infine, germinare nelle viscere delle madre terra, perchè solo cosi potrà diventare nutrimento gli uomini. Ancora il pane era legato intimamente ai Misteri Eleusini come il vino era legato ai Misteri di Dioniso, e nella messa cattolica ritroviamo questi medesimi alimenti, per quanto ulteriormente trasfigurati in “carne” e “sangue” del Cristo. Il colle di San Pietro è l’inizio e la fine di un viaggio eternamente ciclico, di morte e di rinascita, dove i volti di Giano posti sulla soglia osservano in opposte direzioni la partenza e l’arrivo. Questa divinità italica, come l’apostolo Pietro, è munita di chiavi per aprire o chiudere la porta della salvezza. Umberto Grancelli ci ha aperto le porte e accompagnato verso un altro orizzonte della conoscenza, ma anche verso la speranza che una parte di noi stessi, seppur piccola, troverà la liberazione eterna. (Luigi Pellini)

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